Come tornare a lavorare dopo la maternità: dieci regole per la sopravvivenza

Tornare a lavorare dopo la maternità

I miei consigli per riprendere il lavoro a cuor leggero e riconfigurare la famiglia 2.0

Ho spostato e rispostato questo momento mentalmente e, per dirla proprio tutta, un po’ speravo di poter tergiversare ancora. Ma il tempo è passato e mi è capitata un’occasione d’oro: un posto di lavoro nel mio paese di residenza. Praticamente un sogno. E così, pronti, partenza, via! Dall’oggi al domani siamo ripartiti per una nuova avventura. Non l’avrei detto, ma mi ha fatto bene. Senza alcun dubbio la vita di tutti noi ha subito delle trasformazioni, ma tornare a lavorare mi ha ridato nuova linfa e ha ritirato fuori la grinta della vecchia me, appassionata del suo lavoro e piena di obiettivi.

Per gestire tutto e con tutto intendo proprio tutto: casa, famiglia, lavoro, spesa, impegni di tutti e chi più ne ha, più ne metta, ho dovuto necessariamente arrendermi all’evidenza: senza pianificazione non si va da nessuna parte. Ma questo è anche il bello della sfida: lo direste che ora la mia casa è più in ordine di prima e la mia mente ha maggior chiarezza nello scandire immediatamente cosa e quando devo fare le cose?

Veniamo alle mie parole magiche: i dieci chiave che stanno permettendo questo cambiamento da vita da mamma casalinga a… lavoratrice coi tacchi.

Organizzazione

Questa è davvero la parola fondamentale, ma è anche un esercizio che fa bene a tutti. Praticamente la routine diventa una tabella di marcia continua ma – incredibile – sta davvero funzionando! La casa è realmente più in ordine e fioriscono soluzioni ottimizzate per gestirla. Non si finisce mai di imparare, e persino di auto-sorprendersi!

Checklist, come se piovesse.

Avere una mappatura di tutto aiuta, sia mentalmente ma soprattutto fisicamente: via libera ai post-it, alle bacheche virtuali come Trello, alle cartelle di drive dove organizzare risorse e spunti, un po’ come se ogni cosa diventasse magnetica e andasse al suo posto, che è lì che la aspetta. Funziona, performa e fa risparmiare tempo. Non mi piaceva l’idea in partenza perché mi dava quasi un senso di claustrofobia, ma devo ammettere che sta dando i suoi frutti.

Bentornati, tacchi.

Dover andare in ufficio e avere a che fare con le persone mi ha fatto prendere atto che fosse arrivato il momento di mettere finalmente via l’outfit quotidiano in jeans , felpone e All Star. Con il nuovo lavoro è tornato il momento (e lo spazio) per una me stessa più curata e soddisfatta di tenersi in ordine. Mi sento più donna, più matura ma ho anche un’immagine più autorevole e soprattutto sono più consapevole: so chi sono, so quanto valgo, so dove voglio arrivare. Non devo dimenticarlo, giù i piedi dalla mia testa, please. Nessuno può e deve permettersi di trattarci guardandoci dall’alto in basso.

Obiettivi

Essere ricatapultata nel mondo del lavoro mi ha rimesso davanti a nuovi obiettivi e raggiungerli sarà una soddisfazione, oltre che una bella sfida. Continuo ad amare la mia famiglia, ma ci sono anche io, con il mio pezzettino di orticello personale da coltivare. Mi piace! E come se si fossero svegliate da un sonno profondo le mie ambizioni sono tornate vive e ben chiare (più di prima, ricordate? Niente tempo da perdere). Spero più avanti di trovar conferma che questo è l’approccio giusto, ma se guardo il mio “qui-ed-ora” mi sta davvero bene, cucito sartorialmente su di me.

Pazienza

Ahimè, a questa cara parolina non ci si abitua mai abbastanza. Vorrei aver conferma che sto andando nella direzione giusta, che verrò apprezzata dai miei nuovi capi, ma ovviamente tutto ciò richiede tempo, come tutte le cose a cui si possa ambire con determinazione. E ogni giorno mi racconto che tanto questo tempo ce l’ho e nel frattempo devo imparare a gustarmi il viaggio.

Determinazione

Rispetto alla me di prima (dei bimbi), ora sentirsi realizzata non dipende più dalla singola cosa ma da un equilibrio fatto di tanti aspetti. Avere chiara la strada da perseguire è fondamentale tanto quanto crederci.

L’arte della delega

Finisce l’epoca del sentirsi tuttologa in gestione-dei-figliologia e della famiglia. Se arriva una mano, è ben accetta. Nella più grande umiltà e con gratitudine. Anche questo è un bell’esercizio e fa tenere i piedi per terra. Certo che quando riabbraccio i miei piccoli la sera è tutta un’altra storia: come sanno farti sentire unica loro, nessuno mai!

Guardare agli impegni con gli occhi dei bambini

O se preferite trasformare le cose in gioco. In questo modo i bimbi riescono davvero ad aiutarmi convogliando le energie giuste in quel che dobbiamo fare. Ecco che usciamo di casa per cominciare la giornata di corsa perché dobbiamo sparare agli Stormtrooper che escono dai garage e… usando il gioco divento una mamma Jedi che riesce a far correre anche il piccolo più addormentato la mattina presto!

Prendersi un momento di pausa

Posso dormire poco, svegliarmi cento volte a notte e, anche se non lo avrei mai detto, riesco a sopravvivere all’intera giornata. Ma ogni tanto serve necessariamente uno stop: che sia una pizza con le amiche o un gesto solo per me, è ossigeno corroborante per correre veloce tutto il resto della settimana. Mai sottovalutarlo o pensare di poterne fare a meno!

Tecnologia, vieni a me.

Benedetti siano la spesa on-line, gli e-commerce e tutto ciò che può essere semplificato con la digitalizzazione. Dalla dipendenza adolescenziale al cazzeggio da social al di-necessità-virtù, avere dimestichezza con il mondo del web è davvero una manna per l’organizzazione.

Un esempio?

Pago il bollo della macchina con Satispay e se dobbiamo raccogliere i soldi per la scuola possiamo farlo anche con PayPal.

Grazie a Trello e a Google Calendar posso condividere gli impegni familiari, ma con app come miodottore.it posso prenotare visite tanto quanto il parrucchiere con uala e così via.

Certo, se potessi ascoltare fino in fondo i miei sogni probabilmente una parte di me vorrebbe prenotarsi una bella vacanza con Booking o godersi qualche ora alle terme con le amiche in un bel centro, ma questa è tutta un’altra storia e ha ben poco di reale, per ora. Per adesso, chiedetemi se sono felice: la risposta è sì, e vi dirò di più, persino molto appagata. Questo vale più di tutto quel che potrei fare ora e che ho scelto di rimandare ai prossimi anni.

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